Francesco A. Fiorentino ci spiega il mercato attuale delle surfboards secondo il suo punto di vista

La disponibilità di surfboard è abbondante ed a portata di un clic se si stà a casa ed altrettanto facilmente raggiungibile se si va a spasso. Tra negozi di surf con varia mercanzia che i surfer non indossano più si trovano anche i surfboard così come li si trova in grandi catene di attrezzi sportivi assortiti e in negozi che con il surf c’entrano poco. In rete esistono mercatini a dozzine, per lo più sui social, oppure esistono siti specializzati o generici come Amazon, Ebay, Aliexpress, ecc…  Volando con le compagnie low cost tra Spagna e Portogallo è facile fare “affari” con i surfboard .

Effettivamente se 20 o 30 anni fa in Italia, recuperare un surfboard era un impegno di mesi, tra ricerche e km macinati, che rasentava i dodici e richiedeva  molto spirito di adattamento adesso basta un clic ed una passeggiata, insomma : un clic e un taaaac!

Quindi si può dire che” ogni cosa è fatta per te , un mondo migliore davvero non c’è!”? Si e no e vediamo il perché.

Ognuno di noi che  possiede un automobile o quantomeno la ha guidata e sa che tra una Lamborghini ed una Fiat non vi è alcuna differenza sostanziale , entrambe si accendono vanno da A a B e se è buio hanno i fari, se ti annoi c’è l’autoradio e poi telefono e navigatore satellitare per avere informazoni necessarie e ovviamente climatizzatore e va da se anche freni e tutto il resto che possa consentirne l’uso; ok, cambiano le prestazioni. Così grosso modo riferito alle sue funzioni, lo stesso discorso vale per uno smart phone, peculiarità a parte; ok, cambiano le prestazioni.

Ecco , il punto sono le prestazioni e chi le genera, e questo è in effetti il fulcro del discorso. La prestazione di un surfboard sono date dalle linee d’acqua che sono costituite da una serie di varianti : outline e dimensioni, bordi che possono variare nel medesimo surfboard e così lo spessore e la larghezza. Anche  concavi e/o channel o V o nel bottom e tipi di nose e di tail e di conseguenza assetti di pinne e pinne diverse vanno tenuti in considerazione e non meno va tenuta in conto la curvatura del surfboard che si vuole realizzare; queste cose fanno si che che un surfboard vada in un certo modo su certi tipi di onde e che sia più specificio per certe onde  o più adattabile a diversi tipi di onde.  La resinatura è una cosa non meno importante perché se è troppo pesante si avrà un surfboard che magari parte prima ma poi performa con difficoltà mentre se è troppo leggero puo dare problemi nell’uscire nei giorni ventosi e bozzarsi o sbeccarsi facilmente. Poi c’è la livrea del surfboard che non è da considerarsi un aspetto estetico ma peculiare della surf culture. Nel surfboard a parte la pinna o le pinne ( a seconda) non c’è nient’altro che le linee d’acqua. Poi c’è il surfer con il suo fisico , la sua prestanza e la sua esperienza ed abilità. Diciamo che il surfer è il motorino di avviamento della automobile e il carburante e il pilota.

shape room

Ci sono surfer talmente abili e prestanti che riescono a performare con surfboard meno che mediocri esattamente come Lewis Hamilton potrebbe dare la paga guidando una Fiat ad un cumenda in Lamborghini. Ovviamente anche il surfer bravo performa meglio su un surfboard eccellente. Un surfboard eccellente non fa di un mediocre surfer un abile surfer ma lo aiuta a migliorarsi perdonandogli degli errori e nel contempo non demoralizzandolo cosi da dargli il tempo di correggerli. Ma il problema di che surfboard scegliere è principalmente di chi si approccia al surf , del kook.

Una volta , diciamo 30 anni fa, i surfboard erano unicamente in template ( foam, fibreglass e resina con stringer a dividere in 2 il surfboard)  e chi li faceva li faceva da molto tempo e quindi erano quali più e quali meno sostanzialmente tutti prodotti affidabili, molti erano modelli consolidati a secondo delle tipologie che uno poteva acquistare nuovi o usati. Il titolare del brand il cui nome spesso coincideva con il brand in genere aveva diversi shaper ( talvolta i migliori venivano portati via ad altri brand) e resinatori e lui si occupava del design ( progettazione del surfboard) e della commercializzazione. Insomma un brand di surfboard era come una bottega d’arte da noi nei tempi andati , un atelier sartoriale prima dell’avvento del pret a porter.

Una volta, rimaniamo nell’ordine di tempo dei 30 anni fa, i surfer non erano più di 25.000.000 nel mondo come oggi  ( fino al 1959 erano 5.000 nel mondo e 30 anni fa in Italia eravamo in 100 scarsi) e si sa che l’aumento della popolazione spinge a cercare nuove forme per il sostentamento di questa. Così dapprima Bic con i surfboard in abs , poi Surftech con quelli in tuftlite  passando per i soft top dell’omonimo brand fino ai surfboard in sandwich di Firewire e alla delocalizzazione ( tipo H&M e Nike per intendirci) di surfboard di brand blasonati o meno fatti in fabbriche in Thailandia con shaping machine e resinatori in batteria . Così il fabbisogno è soddisfatto ed inoltre si crea un bisogno e così facendo un mercato e quando un mercato comincia ad essere abbastanza grosso diventa appetibile per la GDO di settore ed infatti  surfboard potete trovarli anche al Decathlon. D’altronde stiamo parlando di un mercato di diversi milioni di dollalri visto che ogni anno vengono venduti più di 400.000 surfboard .

Se quindi abbiamo visto che vi è una ampia offerta vi è anche una situazione di confusione per chi si approccia al surf e la tendenza sembra essere quella di continuare a mantenere questa confusione. Se vi avvicinate al surf il vostro primo approccio sarà con un surfboard di tipo soft e se continuate vi indirizzerete su questo tipo di surfboard perché secondo un corrente luogo comune “ ve bene per iniziare”e poi costa poco . Ma di questi tipi di surfboard ormai ce ne sono di qualità varia ed anche di buoni e divertenti all’uso. Questa tipologia di surfboard ha il vantaggio di essere morbido e gallegiare bene ed avere pinne poco taglienti ma sono pesanti e poco manovrabili e non hanno praticamente rail  per cui ciao-ciao parete.

 Posto che un surfboard del genere, che francamente si fa fatica a considerare un surfboard a tutti gli effetti, “va bene per iniziare” poi va cambiato per continuare e qui ci si troverà di fronte alla scelta di un surfboard a tutti gli effetti e in genere chi parte con il soft , a mio avviso, con una ottica di ripiego e di spilorceria che lo porta a prendere un surfboard “hard” badando a spendere il meno possibile e si orienterà su un surfboard in sandwich ,tuflite o abs in quanto “leggero e indistruttibile” ed in questo caso dipende da che tipo di surfboard perché anche qui c’è un range molto ampio e va detto che in alcuni casi non c’è differenza con un template ma ci troveremo in ognuno di questi casi ad avere un surfboard che esce da una fabbrica , un prodotto standard al quale  il surfer dovra adattarsi ed in ultima analisi non si rivelerà poi così indistuttibile perché  seppure meno fragile quando si rompe: auguri per il conto  ed i tempi  della riparazione qualora si trovi qualcuno in grado di ripararlo. Va inoltre fatto presente che sebbene possa andare molto bene questo tipo di surfboard mancherà di quell’appeal che ha un surfboard template in fatto di decor e sarà quindi molto più assimilabile ad oggetti galleggianti come un windsurf, un sup, un kite , ecc..

Nel caso invece il neofita dovesse rivolgersi ad un sano template old school anche qui deve stare attento perché molti di questi sono fatti al risparmio e sono specchietti per allodole  e per allodola si intende in surfer in  vacanza in una qualsiasi località oceanica europea. Spesso sono surfboard fatti da blank di scarsa qualità con shaping machine  e resinati in serie con resina di scarsa qualità e fibreglass di scarsa qualità e quantità dei varai elementi lesinata al risparmio…poi magari lucidati con il trasparente da carrozzeria ( invece che a mano). Nel negozio hanno una resa che colpisce l’inesperto ed un costo da primo prezzo discount che quanto meno dovrebbe insospettire. In questo caso avrete un surfboard fragile e passerete le giornate a portarlo a riparare e vi si ingiallirà in breve. Questa tipologia di surfboard si trova spesso in vendita tra gli usati già ingiallito e pieno di riparizioni. Se questo surfboard è magari in eps ( grosso modo polistirolo ma anche qua ve ne sono di diverse qualità e non si puo generalizzare sul materiale.) probabilmente sarà ingiallito anche per l’acqua che si è infiltrata . L’eps è più leggero e la resina epossidica più dura e rigida e quindi meno facile a bozzarsi o a creparsi ma appena si rompe l’acqua si infiltra velocemente nel foam del blank appesantendo il surfboard e a lungo andare danneggiandolo al punto che potrebbe facilmente spezzarsi in due.

twin fin

Fino qui abbiamo parlato della tipologia del kook che prende il surf come un economico passatempo , diciamo con un approccio superficiale e che non vuole spendere troppo. Poi c’è il kook brand victim che subito si informerà sul surfboard hype del momento orientandosi o sul surfboard in sandwich in voga o sul brand di surfboard in template ma vittima dell’ attrazione per il brand anche in questo caso rischierà di andare incontro ad un piccolo disastro perché molti brand hanno due produzioni di cui una in serie ed una che potremmo definire custom made o potremmo anche prendere il termine sartoriale “Taylor made”.  Dello stesso brand quelle fatte in serie non sono regalate mentre quelle fatte a mano costano di più. Dopo un lunghissimo preambolo siamo arrivati al punto che da il titolo : IL GIUSTO PREZZO quale è? Stabilire il giusto prezzo di un surfboard è molto più semplice che stabilire il giusto prezzo di qualsiasi altro oggetto e di qualsiasi altro strumento sportivo e non si capisce perché una persona che spende 1.000 euro per uno smart phone  ( che usa se va bene ad un decimo delle potenzialità e che dopo un anno è obsoleto) o 20.000 euro per un van ( ovviamente usato a quel prezzo) o centinaio di euro per avere un outfit da surferì, non prenda in considerazione di avere un surfboard affidabile e ben fatto e bello.

L’occorrente per surfare costa meno di quello per andare in kite , o in sup, o in snowboard e per sciare ma sembra che sia sempre troppo e che sia sempre meglio lesinare a tutto spiano a costo di spendere tempo in riparazioni, continui cambi di surfboard e continua difficoltà nel surfare…perché come premesso il surfboard è linee d’acqua e materiale e perizia d’opera ed esperienza di chi lo fa e progetta . Quindi cosa fare e qual è IL GIUSTO PREZZO? Per ponderare il giusto prezzo bisogna tenere in considerazione una serie di cose oltre a quelle già elencate e le cose basicamente sono il costo del laboratorio che spesso è composto da shaping room e resin room separati e tutti gli adeguamenti che richiedono le messe a norma ambientali ( aspiratori e filtri, riscaldmento e climatizzazione e forno per fare catalizzare, ecc…) e il materiale che serve per creare i surfboard ( spatole, guanti, maschera anti esalazioni, filtri , piallatrice, platorelli, ecc…) ; sia per allestire un laboratorio che per attrezzarlo si vanno incontro a costi di base alti e che aumentano più aumenta la qualità che si sceglie ma più alta è la qualità migliore sarà il risultato che si otterrà con i surfboard prodotti.Se poi chi produce i surfboard ha dipendenti i costi sono più alti ancora per una serie di ovvi motivi.  Inoltre va considerato che chi inizia a sagomare surfboard in una cantina ed in un garage anche se è portato prima di ottenere un surfboard decente ne sbatte via almeno cinque.

Inoltre a mio avviso sarebbe giusto che anche il know how fatto di viaggi, libri, video, viaggi, spostamenti e telefonate inerenti e anni di surf fosse remunerato.

Quindi il mio consiglio, fatte tutte queste considerazioni, è di orientarsi verso un brand nazionale  dal momento che ormai in Italia abbiamo una storia di surfboard brand ultratrentennale costruita sulla capacita creativa , precisione ed innovazione riconosciuta e premiata anche fuori dai confini nazionali di modo che possiate avere un interlocutore fisico con cui dialogare , a cui chiedere e nell’eventualità con cui lamentarvi così da avere infine un surfboard che tra 30 anni vada ancora bene e che sia ancora proficuamente rivendibile senza perderci un cent. Se va bene tuttavia sarà difficile che vi venga voglia di rivenderlo nell’immediato o dopo. In molti casi chi vi avrà fatto il surfboard sarà disposto a ricomprarlo al giusto prezzo o a scontarlo dall’acquisto di un nuovo surfboard. Avrete così modo di essere esigenti ma io vi consiglio di affidarvi anche a chi vi fa il surfboard , discuterne e fare presente i vostri dubbi e le vostre esigenze e chiarirvi le idee. In ogni regione c’è almeno un surfboard brand valido per prodotto e storia ognuno con il proprio approccio e stile – chi fa tutto da se in maniera artigianale e chi sempre artigianalmente ha una struttura più organizzata- grosso modo i prezzi saranno più o meno allineati  tra loro e magari un po più bassi ma non molto rispetto alle tipologie di surfboard di cui abbiamo parlato in questo articolo ma il servizio sartoriale e il contatto sono un valore aggiunto difficile da calcolare, così come l’avere un prodotto unico e diretto con chi vi realizza il surfboard ed avere un surfboard che non sia uscito da una catena di montaggio come una automobile o uno smartphone.

Ma alla fine di tutto questo panegirico quale èil giusto prezzo per un surfboard del genere,direte? Per uno shortboard  550-600 euro per un midlenght 700-800 euro e per un long 900-1.000 fino a 1.200 euro, la prima cifra è quella base mentre la seconda è quella completa di tutte le finiture (grafica, resin tint, glossing ) per il longboard avrete notato che le cifre salgono ed il range invece di essere di due è di tre cifre e questo perché si tratta di un surfboard molto più lungo ed inclusivo di diverse finiture in più disponibili ( grafica, resin tint, colore, resin art, glossing, volan , ponte per il leash, ecc…) che richiedono più materiale e tempo-

 Senza la pretesa di avere la verità in tasca spero di avere aiutato a fare un po’ di chiarezza per chi si avvicina al surf e al suo sempre più variegato universo di surfboard.