RaccontArti: Chiara Di Cillo

Nomade delle arti visive e creatrice dal “gettato”: il mondo di Chiara Di Cillo raccontato a Blide dalla diretta interessata. Tra visioni e progetti, camminando sul filo dell’etica e dell’estetica.

uno zaino d design realizzato con materiale di riciclo

Figlia di un’appassionata di mercatini delle pulci e di un motociclista “aggiustatutto” per vocazione…forse nasce dai geni familiari la Chiara creatrice che tanto ci ha incuriosito?

Ciao Blide! Direi che è bello pensarlo.. qualche gene mi è sicuramente tornato utile…fin da piccola ho cercato la strada per trasformare le idee in oggetti e nel dare forma a ciò che sentivo. Mi laureo in architettura, poi mi specializzo in design appassionandomi al mondo della grafica, della fotografia e della musica (rigorosamente rock e ancora meglio se anni ’70). Una serie di progetti in cui sono coinvolta mi fanno capire che la strada imboccata è quella giusta: nel 2013 ho l’onore di lavorare al fianco del Banco Del Mutuo Soccorso per la realizzazione grafica della Concept Opera “Darwin! L’evoluzione”. L’anno successivo realizzo il video promo de “L’eco degli aranci”, uno spettacolo teatrale sulla mafia. Nel 2014, vengo selezionata come designer nel team Italiano per StartupBus, la competizione startup che fa incontrare a bordo di un bus più di 200 giovani talenti europei…

Proprio quest’ultima esperienza ha creato in te l’idea di trasformare l’Arte in oggetto e creazione artigianale? In che modo prosegue il tuo percorso creativo?

Il 2015 è un anno “ponte”, che congiunge in effetti la mia creatività alla voglia di creare e di sperimentare. Vinco il bando “Lazio Creativo” e inizio a vestire i panni di imprenditrice creativa con Portatelovunque. Faccio del riuso il mio mantra, della mia allergia al nichel la cartina al tornasole nella scelta dei materiali. A queste dinamiche unisco la musica, che diventa filo conduttore e la mia cifra stilistica: le mie borse hanno lo stesso diametro dei 33 giri e ognuna è associata ad una canzone. Con Portatelovunque ogni oggetto vive una seconda vita e racconta nuove storie. Utilizziamo materiali di recupero e diamo loro una nuova forma, trasformando i rifiuti in risorse.

Chiara con la sua borsda fatta a mano da vecchie mute

Portatelovunque…da dove nasce realmente questo tuo progetto di artigianato?

Un nome buffo, quasi uno scioglilingua che solo a pronunciarlo scappa un sorriso. Il verbo portare indica spostare in altro luogo, prendere con se durante un viaggio, fare un dono, accompagnare ed indossare. Il progetto è creare oggetti artigianali che possano rispondere a tutti questi requisiti grazie al connubio tra etica ed estetica. Sono partita da vecchie mute regalatemi da un’amica sub, da allora non abbandono più lo scuba perché ha ottime proprietà termiche, impermeabili e di resistenza. Così ho creato una borsa che potesse fungere anche da porta pranzo, che fosse di design, realizzata artigianalmente, eco sostenibile, ma soprattutto unica e molto versatile. Da sempre ho riscontrato difficoltà nel trovare una borsa che riuscisse a coniugare l’estetica alla funzionalità. Nel tempo ho notato che molte persone riscontrano le stesse problematiche – le borse o sono molto belle o sono molto comode, allora ho deciso di “torturare” altre mute da surf e da sub e farne altri pezzi da commercializzare!

Come avviene la scelta dei materiali e degli oggetti su cui sperimentare?

Semplicemente dalle sensazioni…ultimamente ad esempio ho avuto ottimi risultati dal recupero di vecchi ombrelli! Cerco di sfruttare le caratteristiche tecniche di un certo tessuto a mio vantaggio, senza tralasciare il lato estetico. Ad esempio alcuni ombrelli hanno disegni molto belli, io cerco anche graficamente di tagliare la stoffa con criterio per rendere bella la composizione, come si fa per un quadro. Prima di tagliare ogni tessuto faccio una simulazione del contorno della forma con lo scotch carta o con la matita. Posso passare anche le ore a spostare il tracciato di pochi millimetri!

uno zaino a tracolla realizzato con una muta surf recilata

Gli zaini / tracolle circolari (prodotti di punta del brand) possono essere indossati nella doppia versione, sia come tracolla che come zaino: sono pensati per essere componibili e sono composti da tre elementi: cover, disco e fascia realizzata in materiale impermeabile e con una doppia chiusura lampo stagna, senza alcuna parte metallica a vista. Nessun prodotto Portatelovunque ha parti metalliche, bensì sistemi di chiusura studiati ad hoc. Ogni prodotto è artigianale, le cuciture finali sono realizzate a mano da un’impresa sociale (Antonella della sartoria “La Kruna” dirige il gruppo di produzione dedicato a Portatelovunque) favorendo quindi il reinserimento lavorativo di donne sarte provenienti da percorsi di fragilità. Ogni prodotto è associato ad un brano, tipicamente legato al rock anni ’70 che crea anche con l’acquirente un particolare legame, coinvolgendo un altro dei sensi nella scelta di quello che non è un semplice oggetto.

Trasformi in pratica rifiuti in risorse!

Esattamente: per le borse e gli accessori, vengono utilizzati tessuti dismessi o “fine pezza” mandati in pensione troppo presto che hanno ancora molto da raccontare. Vecchie mute da sub, ombrelli dismessi e tappezzeria nautica o di auto vengono trasformati in nuovi prodotti. Mi piace immaginare una nuova vita per questi oggetti destinati al macero; inoltre grazie al processo di riciclo e riutilizzo di elementi in modo alternativo (rispetto l’originaria destinazione d’uso) si elimina lo smaltimento di tali materiali ne-gli inceneritori e nelle discariche, responsabili dell’inquinamento ambientale. Il concetto di riciclo viene rinforzato dal contenuto sociale senza mai separarsene!

Contro quali muri hai sbattuto in questi anni? Quali sono state le maggiori difficoltà?

La difficoltà principale è legata alla burocrazia e ai costi di gestione troppo alti per una designer emergente. Costruire una “brand reputation” richiede tempo e dedizione, ma con una buona dose di pazienza i primi risultati arrivano. Anche farsi conoscere e trovare i canali giusti richiede uno spiccato spirito di sacrificio…a volte mi trovo a rinunciare all’aspetto creativo del mio lavoro per dover ricoprire tante figure professionali in una! Voglio comunque continuare a coniugare l’etica all’estetica e sensibilizzare la gente al recupero di materiali o oggetti mandati in pensione troppo presto che hanno ancora molto da dire con il sogno di aprire dei punti vendita monomarca. Con gli ultimi zaino/tracolla ho avuto il piacere di constatare una maturità diversa dagli inizi e questo mi fa ben sperare per il futuro e mi rafforza. Ricordo ancora la sensazione provata per la prima borsa venduta: nonostante la gioia fosse tanta ero, allo stesso tempo, un po’ titubante per il distacco. Per fortuna ora questo sentimento va via via affievolendosi…ogni giorno di più!

Una comoda borsa a tracolla realizzata con vecchie mute surf recilate

Chiara Di Cillo


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