Tavola da surf

INTRODUZIONE

Su Blide.zone le tavole da surf sono pezzi unici, realizzati da shaper esperti.

Gli artigiani che abbiamo selezionato per voi sono maestri che lavorano nelle loro officine dislocate in tutta Italia. Le tavole che realizzano sono conosciute per la qualità, la robustezza e la ricerca a livello di design.

Volume Surfboard artigianalePer capire e apprezzare al meglio queste creazioni, è necessario cominciare dalle basi, conoscere i singoli aspetti su cui valutare una tavola da surf. I materiali da costruzione, la tipologia, la forma, le dimensioni, le pinne e molto altro. Per questa ragione abbiamo pensato di realizzare una guida che si rivolge a tutti i surfisti che hanno fame di conoscenza come fame di onde… perché solo un surfista consapevole dell’attrezzatura che utilizza potrà approfondire al meglio la sua passione!

Ricordatevi inoltre che i nostri shaper sono pronti a rispondere alle vostre richieste, personalizzando i loro prodotti!

L’OUTLINE DELLE TAVOLE DA SURF

Come scegliere una tavola da surf?

Prima di tutto si parte dall’outline, ovvero da forma e dimensione. Le due grandi famiglie di outline sono longboard e shortboard, da cui derivano poi altri modelli.

Le due grandi famiglie di tavole:

Shortboard: si tratta di tavole preformanti dalle dimensioni piuttosto ridotte, che possono arrivare fino a 6.8 ft, poco più di 2 metri. I principali vantaggi delle ‘tavolette‘ sono la manovrabilità e la grande velocità con cui si possono eseguire manovre. Di contro, avendo un galleggiamento più modesto, risultano più difficoltose in partenza e meno adatta come tavola per i principianti.

surf onde

Negli ultimi anni la shortboard si sta evolvendo in altre declinazioni. Si tratta di modelli che cercano un compromesso tra vantaggi e svantaggi.

Questo tipo di shape prende il nome di Hybrid, la sintesi e la fusione tra le linee classiche e la voluminosità delle tavole retrò (fish, nugget, simmons) con la reattività e l’agilità di una short. Grazie alla loro versatilità si adattano sia alle onde più piccole estive che alle murate d’acqua invernali. Grazie alla forma piatta del rocker (la curvatura della prua), le tavole hybrid sono molto stabili, con tutto il vantaggio che se ne guadagna a livello di remata e partenza.

Longboard: possiamo pensare ai longboard come a un’evoluzione delle tavole da surf ‘primitive’, che erano delle enormi e pesanti tavole di legno. Queste tavole possono arrivare fino a 11 ft, oltre tre metri di lunghezza. Il principale vantaggio è la facilità e scioltezza con cui si utilizzano. Dall’altro lato però i longboard per loro natura offrono una manovrabilità inferiore rispetto alle shortboard e uno stile completamente diverso di surfata. Anche questo tipo di shape negli anni ha avuto le sue evoluzioni, dal longboard sono state derivate le funboard, i malibu e i minimalibu.
tavole da surf

I MATERIALI DELLA TAVOLA DA SURF

All’interno della tavola possiamo distinguere tre diverse componenti:

  • L’anima della tavola, ovvero il foam, il “riempimento” di cui è composta la tavola;
  • Il longherone, la striscia orizzontale posta nel mezzo della tavola;
  • Resine e fibre che rivestono il foam e danno resistenza alla tavola;

Queste tre diverse componenti possono essere combinate e realizzate in differenti materiali, per ottenere il compromesso che si adatta meglio alle proprie esigenze.

Densità, leggerezza, galleggiabilità e remata…

Quanto conta la composizione dei materiali di costruzione di una tavola da surf?

BLANK

Il blank è l’anima della tavola: è il cosiddetto “pane di schiuma” contenuto al suo interno. Quando si fa riferimento al blank si intende dunque il materiale con cui è costruita la parte interiore della tavola ed è ciò che conferisce la maggior parte del peso, influendo sulla galleggiabilità.

Una tavola più leggera garantisce maggiore galleggiabilità. Per contenere il peso gli shaper vanno a lavorare sulla densità, ovvero sulla quantità di materiale compresso all’interno dello spazio. Di conseguenza il fattore densità influenza anche la resistenza: maggiore densità equivale a maggiore resistenza e viceversa. La galleggiabilità si traduce in una remata più agevole e meno faticosa e soprattutto in una maggiore manovrabilità.

Per stare comodi si dovrà trovare il giusto compromesso tra resistenza e galleggiabilità, scegliendo tra i materiali sotto elencati, ma soprattutto andando a ragionare sulla densità di quello scelto.

Shaper italiano mentre crea una tavola da surf, Solo su Blide progettiamo le tavole per le onde italiane

POLIURETANO (PU)

La schiuma di poliuretano è quella più diffusa tra gli shaper fin dagli anni ’50. I maggiori vantaggi sono la leggerezza, la flessibilità e la duttilità. Tuttavia, essendo un materiale sintetico, difficilmente riciclabile e tossico durante la lavorazione, è considerato decisamente poco eco-sostenibile. A partire dal 2005, con la chiusura di Clark Foam, il più grande distributore di Foam in poliuretano, c’è stato un progressivo abbandono del poliuretano, che ha coinciso con la diffusione di nuove schiume e blocchi semilavorati.

EXTRUSED POLYSTYRENE (XPS)

La schiuma di polistirene estruso è un’alternativa più leggera alla tradizionale schiuma di poliuretano, tuttavia la lavorazione è più lunga e la resistenza è inferiore rispetto al poliuretano. Inoltre è necessario l’utilizzo di resina epossidica, al posto di quella in poliestere, per evitare che si sciolga il foam in polistirene. Uno dei grandi vantaggi rispetto al poliuretano è la sostenibilità ambientale, infatti è meno tossica in lavorazione e soprattutto è riciclabile al 100%. Come per il poliuretano, esistono dei “blocchi” già pronti reperibili in ditte del settore edilizio.

POLISTIRENE ESPANSO (EPS)

La schiuma di polistirolo espanso è una particolare versione di schiuma di polistirolo. Si tratta del materiale con cui sono realizzati quei trucioli che si trovano nelle scatole di trasporto, per proteggere i prodotti dagli urti. Negli ultimi anni il polistirene espanso ed estruso sta guadagnando popolarità sia tra gli shaper che tra i surfisti. L’EPS è tipicamente la più leggera delle schiume sopra descritte, ma è più difficile da modellare a mano. Un altro svantaggio dell’EPS è che più incline all’assorbimento dell’acqua. Per i costruttori che lo utilizzano possibile acquistare un blank pre-shaped di EPS, stampato attraverso macchine.

parti tavola surf

RESINE E FIBRE

La resina e la fibra sono il rivestimento finale del blank, che crea un ”guscio” che rende impermeabile e più resistente l’anima della tavola. Di seguito le due principali combinazioni utilizzate per laminare la tavola:

Resina poliestere/Vetroresina

Questa accoppiata è tradizionalmente utilizzata con blank in poliuretano (PU). I vantaggi che si ottengono da questa scelta sono prestazioni migliori, grazie alla loro flessibilità. La resina poliestere è conveniente ed è durevole nel tempo, inoltre è anche più semplice da riparare. Anche se è molto più suscettibile a fratture e tagli/buchi. La nota negativa peggiore di questa abbinata è sicuramente la tossicità della resina in lavorazione e della produzione della stessa. Un mito da sfatare infine è quello che non non vorrebbe possibile lavorare blank in poliuretano con resine epossidiche. In realtà, è vero solo l’opposto.

Resina epossidica/Vetroresina

Questa combinazione può essere utilizzata solo su blank in polistirene quindi PS, XPS ed EPS, infatti in caso venisse utilizzata resina poliestere si dissolverebbe il polistirene, e quindi il blank. Sebbene la resina epossidica possa essere utilizzata con poliuretano, si trova più comunemente con la schiuma EPS. I vantaggi che si ottengono dalla scelta di questi materiali, sono sicuramente la resistenza alle fratture rispetto alla poliestere, la leggerezza, ma soprattutto la tossicità inferiore rispetto alla resina poliestere. Gli aspetti negativi sono principalmente due:

  • in caso di frattura l’EPS assorbe molta più acqua rispetto agli altri tipi di composti;
  • la lavorazione richiede più tempo e maggiore cura.

EpoxyFlexCore (Bio resina epossidica / Fibre naturali):

Chi cerca un’alternativa ecologica a livello di materiali di costruzione può rivolgersi alle fibre naturali. Rispetto al carbonio e alla fibra di vetro sono materiali ecologici e facilmente riciclabili, che a livello meccanico e di prestazioni non hanno nulla da invidiare ai materiali tradizionali.

Le fibre naturali vengono spesso utilizzate in combinazione tra di loro o con fibra di vetro evengono resinate con bio-resine, cioè resine epossidiche ecologiche.

Shaper italiano mentre crea una tavola da surf, Solo su Blide progettiamo le tavole per le onde italiane

Nel mondo della costruzione di tavole da surf si utilizzano:

  • Fibre di lino e juta: si tratta di fibre naturali di provenienza europea, resistenti, capaci di tenere bene l’impatto degli urti. Si tratta di due materiali abbastanza simili, che tuttavia hanno un peso e una flessibilità differenti. Grazie all’orditura più allungata la fibra di Juta e più pesante e meno elastica. Questa caratteristica la rende adatta a tavole che devono subire forti stress come quelle per big wave e kite.
  • Fibra di basalto: di provenienza vulcanica, il basalto ha caratteristiche simili al carbonio ed è l’ideale per la costruzione di eco-board leggere e durevoli. A differenza del carbonio però il basalto viene considerato ecologico perché il processo da cui si produce la fibra è ‘pulito’.

LE PARTI CHE COMPONGONO LA TAVOLA

NOSE

La prima delle tre parti della tavola è il nose, che corrisponde alla prua.

Questo primo segmento influenza soprattutto la remata e il duck dive: più superficie è a contatto con l’acqua e più aumenta il galleggiamento complessivo. Quanto più la tavola è appuntita, meno spinta ha la remata, ma di contro però è più facile immergersi, eseguire il duck dive.

nose surfboard

DECK

La seconda parte della tavola è per così dire il corpo, il deck, la zona dove viene applicata la paraffina e/o il pad. Questa sezione influenza maggiormente la galleggiabilità: trattandosi della parte più estesa della tavola, è quella che ne determina gran parte del volume. I set-up possibili possono essere tre:

Dome Deck: il tipo più comune di deck. La forma a cupola consente di spostare più volume e galleggiabilità nel centro. In questo modo è più facile per il surfer far entrare nell’onda durante le manovre i rail, più sottili rispetto al centro della tavola.

Flat Deck: i rail sono più squadrati e meno rotondi. La parte superiore di questo tipo di deck è piatta con più volume sui rail. Questo offre maggiore flessibilità e maggiore feeling della tavola penalizzando la reattività e manovre radicali.

Step deck: questo deck è strutturato con rail stretti e il centro più voluminoso, con uno stacco molto netto. Questo tipo di deck incrementa volume, ma non necessariamente la galleggiabilità. Il risultato è una tavola da surf più rigida con più potenza in remata e che garantisce un atterraggio migliore in manovre aerials.

Concave deck: questo deck presenta rail più spessi rispetto alla parte centrale. Questo offre al rider un maggior controllo e stabilità sulla tavole, penalizzando però volume e galleggiabilità e di conseguenza anche la velocità in remata.

TAIL

Il tail, la coda, è la parte posteriore della tavola (la poppa) a cui viene attaccato il leash, ovvero il cordino che termina con la cinghia che si attacca alla caviglia Esistono numerose forme e ognuna con caratteristiche e performance diverse, di seguito i dettagli.

Squash: è il tail più comune perché offre un buon compromesso tra stabilità e velocità di manovra;

Square: è il precursore dello squashtail. Nello square rail incontrano il tail in maniera netta, offrendo una buona manovrabilità. Consigliato soprattutto per chi deve affrontare onde medio piccole.

Rounded Squash: gli angoli arrotondati generano una buona stabilità, specie per un surf rail to rail, consigliato per onde medio grandi.

Pin: rappresenta l’evoluzione del rounded pintail ed è più affusolato rispetto al precedente. Il pin tail è performante con onde grandi, potenti e tubanti.

Rounded pin: simile al rounded squash ma più stretta, utilizzata spesso per settaggi single fin. Ideale per onde potenti e dalla forma scavata.

Diamond: Gli angoli della coda di diamante la rendono quella con le caratteristiche di rotazione più performanti. Rispetto al rounded pintail, la diamond tail infatti rappresenta la fusione tra un rounded pin ed una squash.

Swallow: nasce dall’esigenza di togliere un po’ di volume dallo squaretail classico, permettendo di avere una superficie larga, che genera più velocità in partenza, senza avere l’ingombro di uno squaretail in manovra. Questo infatti, spostando più acqua, necessita di maggiore forza da parte del rider. Essendo facile da manovrare, la swallow tail è indicata per novizi, garantendo agilità in remata e galleggiabilità in onde piccole e poco potenti. Viene utilizzata in maniera più accentuata nelle tavole fish.

Bat/Star: molto simile allo swallow tail, ma con l’aggiunta del punto centrale che incrementa la stabilità. Il bat tail, anche chiamato star tail, è perfetto per onde medio piccole.

RAIL

I rail sono i bordi laterali della tavola e rappresentano l’intersezione tra il nose, il tail, il deck e il bottom. Lo spessore e la forma influiscono sulle performance della tavola e quindi sulla surfata, come d’altronde tutte le altre parti della tavola. La forma e lo spessore dei rail determina come l’acqua scorre sopra di essi durante lo scivolamento e nei cambi di direzione. Solitamente la dimensione dei rail varia all’interno della tavola, più spessi sul centro e sottili sul nose e sul tail. Ci sono due prime grandi distinzioni da fare:

Flat Bottom: Come si può immaginare, il termine flat si riferisce ad un bottom piatto. Questa alternativa funziona bene su tutti i tipi di tavole ed è particolarmente utile per surfisti più pesanti o inesperti, dato che ottimizza al massimo la galleggiabilità.

Single Concave: Il singolo concavo sviluppa una sorta di canale lungo tutta la tavola. Questo bottom è consigliato per ottimizzare la velocità e funziona bene con onde veloci, ampie e glassy (letteralmente “vetrose”, cioè increspate dal vento). Non è molto performante in situazioni di “onda sporca”.

Double Concave: è utilizzato molto spesso nelle tavole moderne. Generalmente il bottom avrà un singolo concavo dal nose che gradualmente evolverà in due cavità verso il tail. Il singolo concavo fornisce una buona superficie di planata, dando buona manovrabilità. La doppia cavità suddivide l’acqua in due canali e crea una surfata più lenta, ma più fluida.

Vee Shape: qui il punto più basso della tavola nell’acqua è la parte centrale del longherone. Questo fornisce un punto di rotazione e una facile surfata rail to rail. Questa forma viene normalmente utilizzata nella sezione del tail. Infatti è molto probabile trovare un Vee Shape in una sezione della tavola e degli altri tipi di bottom in altre sezioni. Questa è un’ottima scelta per onde più grandi.

Channel: come la forma Vee, i channel – i canali, sono impiegati nella sezione del tail. I canali funzionano meglio in onde pulite e sono progettati per incrementare la velocità. Sono molto tecnici e vengono utilizzati dagli anni ’70. Sono in forte espansione in questi ultimi anni con lo sviluppo della fluidodinamica e delle nuove tecnologie.

LONGHERONE

Chiamato anche stringer, il longherone è fatto tradizionalmente in legno. Nella maggior parte dei casi in balsa, quello che è considerato, per le sue caratteristiche, il legno per eccellenza delle tavole da surf.

Da quando la più importate società di foam, Blank Clark, ha chiuso i battenti nel 2005, gli shaper hanno cominciato a sperimentare e ad innovare. Questo processo ha riguardato anche il longherone, sono apparsi nuovi materiali come il carbonio e nuovi concept:

Stringer centrale

Stringer classico, sottile striscia in balsa posta al centro della tavola da surf. Lo spessore incrementa la resistenza e la rigidità del pannello.

Stringer parabolici

In questo sistema ci sono due strisce che avvolgono il perimetro dei rail. Tipicamente realizzate in balsa, recentemente gli shaper hanno introdotto anche la fibra di carbonio. Questo ha la funzione di migliorare il flex, non soltanto aumentandolo, ma migliorandone e controllando meglio le flessioni. A differenza dello stringer centrale con cui si ottiene una torsione della tavola, e quindi dei rail che “frenano” la tavola, con gli stringer parabolici la struttura della tavola è più compatta, ma più flessibile sfruttando al meglio i rail, e quindi incrementando velocità e accelerazione.

Stringer multipli

Spesso gli stringer multipli si trovano nei longboard per minimizzare la flessione del blank. Con un solo stringer infatti la tenuta non risulterebbe efficace, vista la maggiore superficie.

Stringerless

Solitamente questo settaggio viene utilizzato nelle tavole in EPS a cui vengono aggiunti dei rinforzi in carbonio e una costruzione a sandwich per conferire la resistenza necessaria per poter fare a meno del longherone centrale.

Shaper italiano mentre crea una tavola da surf, Solo su Blide progettiamo le tavole per le onde italiane

SCEGLIERE LE PINNETTE

Le pinne hanno un’enorme importanza su:

  • stabilità
  • velocità
  • manovrabilità

Si tratta nel complesso di fattori che possono alterare completamente il nostro “feeling” con la tavola.

Di seguito andiamo a illustrare le caratteristiche delle pinne e i tipi di settaggio più comuni, così da aiutarti a scegliere quale tipologia si adatta meglio al tuo stile, alla tua tavola e alle condizioni del mare.

Caratteristiche delle pinne

TOE: l’angolo che si viene a formare quando si incontra l’asse longitudinale della pinnetta con lo stringer della tavola prende il nome di toe. Molto spesso, nel caso delle pinne laterali si hanno design di tipo toe-in, con la pinna che è messa in direzione dello stringer. La tipologia dell’angolo che si viene a formare è importante per il rider: un angolo maggiormente pronunciato fa in modo che, durante la surfata, la pressione dell’onda spinga l’acqua fuori, verso l’esterno delle pinnette, donando maggiore reattività alla tavola in fase di controllo.
CANT: con il termine cant facciamo riferimento all’angolo che formano le pinne verso l’esterno, in altre parole alla loro inclinazione. Una pinnetta perpendicolare rispetto alla tavola possiede un angolo di cant nullo, viceversa, più si aumenta l’inclinazione verso l’esterno, maggiore è il valore dell’angolo di cant. Questo parametro influenza principalmente due fattori: la velocità della tavola e la reattività in curva. Maggiore è il valore dell’angolo di cant, più facile sarà manovrare la tavola. Invece, con un angolo di cant nullo, si potrà sfruttare meglio la velocità quando si viaggia in linea retta.


FOIL: per capire cosa è il foil dobbiamo pensare al punto in cui la pinnetta si fa più spessa – in mezzo, e a quello invece in cui la pinna è più sottile – andando verso l’esterno, ai bordi. In termini generali è dunque questo il foil, il profilo della pinna. Pur trattandosi di un dettaglio, il foil influenza in larga misura la fluidodinamica della tavola, cioè il modo in cui l’acqua scorre al di sotto di essa.

Il foil può essere di varia natura, ci sono pinne flat, schiacciate sul lato interno e convesse, gonfiate su quello esterno. Ci sono pinne convesse al 50/50, cioè su entrambi i la