Tavola da surf

INTRODUZIONE

Su Blide.zone le tavole da surf sono pezzi unici, realizzati da shaper esperti.

Gli artigiani che abbiamo selezionato per voi sono maestri che lavorano nelle loro officine dislocate in tutta Italia. Le tavole che realizzano sono conosciute per la qualità, la robustezza e la ricerca a livello di design.

Volume Surfboard artigianalePer capire e apprezzare al meglio queste creazioni, è necessario cominciare dalle basi, conoscere i singoli aspetti su cui valutare una tavola da surf. I materiali da costruzione, la tipologia, la forma, le dimensioni, le pinne e molto altro. Per questa ragione abbiamo pensato di realizzare una guida che si rivolge a tutti i surfisti che hanno fame di conoscenza come fame di onde… perché solo un surfista consapevole dell’attrezzatura che utilizza potrà approfondire al meglio la sua passione!

Ricordatevi inoltre che i nostri shaper sono pronti a rispondere alle vostre richieste, personalizzando i loro prodotti!

L’OUTLINE DELLE TAVOLE DA SURF

Come scegliere una tavola da surf?

Prima di tutto si parte dall’outline, ovvero da forma e dimensione. Le due grandi famiglie di outline sono longboard e shortboard, da cui derivano poi altri modelli.

Le due grandi famiglie di tavole:

Shortboard: si tratta di tavole preformanti dalle dimensioni piuttosto ridotte, che possono arrivare fino a 6.8 ft, poco più di 2 metri. I principali vantaggi delle ‘tavolette‘ sono la manovrabilità e la grande velocità con cui si possono eseguire manovre. Di contro, avendo un galleggiamento più modesto, risultano più difficoltose in partenza e meno adatta come tavola per i principianti.

surf onde

Negli ultimi anni la shortboard si sta evolvendo in altre declinazioni. Si tratta di modelli che cercano un compromesso tra vantaggi e svantaggi.

Questo tipo di shape prende il nome di Hybrid, la sintesi e la fusione tra le linee classiche e la voluminosità delle tavole retrò (fish, nugget, simmons) con la reattività e l’agilità di una short. Grazie alla loro versatilità si adattano sia alle onde più piccole estive che alle murate d’acqua invernali. Grazie alla forma piatta del rocker (la curvatura della prua), le tavole hybrid sono molto stabili, con tutto il vantaggio che se ne guadagna a livello di remata e partenza.

Longboard: possiamo pensare ai longboard come a un’evoluzione delle tavole da surf ‘primitive’, che erano delle enormi e pesanti tavole di legno. Queste tavole possono arrivare fino a 11 ft, oltre tre metri di lunghezza. Il principale vantaggio è la facilità e scioltezza con cui si utilizzano. Dall’altro lato però i longboard per loro natura offrono una manovrabilità inferiore rispetto alle shortboard e uno stile completamente diverso di surfata. Anche questo tipo di shape negli anni ha avuto le sue evoluzioni, dal longboard sono state derivate le funboard, i malibu e i minimalibu.
tavole da surf

I MATERIALI DELLA TAVOLA DA SURF

All’interno della tavola possiamo distinguere tre diverse componenti:

  • L’anima della tavola, ovvero il foam, il “riempimento” di cui è composta la tavola;
  • Il longherone, la striscia orizzontale posta nel mezzo della tavola;
  • Resine e fibre che rivestono il foam e danno resistenza alla tavola;

Queste tre diverse componenti possono essere combinate e realizzate in differenti materiali, per ottenere il compromesso che si adatta meglio alle proprie esigenze.

Densità, leggerezza, galleggiabilità e remata…

Quanto conta la composizione dei materiali di costruzione di una tavola da surf?

BLANK

Il blank è l’anima della tavola: è il cosiddetto “pane di schiuma” contenuto al suo interno. Quando si fa riferimento al blank si intende dunque il materiale con cui è costruita la parte interiore della tavola ed è ciò che conferisce la maggior parte del peso, influendo sulla galleggiabilità.

Una tavola più leggera garantisce maggiore galleggiabilità. Per contenere il peso gli shaper vanno a lavorare sulla densità, ovvero sulla quantità di materiale compresso all’interno dello spazio. Di conseguenza il fattore densità influenza anche la resistenza: maggiore densità equivale a maggiore resistenza e viceversa. La galleggiabilità si traduce in una remata più agevole e meno faticosa e soprattutto in una maggiore manovrabilità.

Per stare comodi si dovrà trovare il giusto compromesso tra resistenza e galleggiabilità, scegliendo tra i materiali sotto elencati, ma soprattutto andando a ragionare sulla densità di quello scelto.

POLIURETANO (PU)

La schiuma di poliuretano è quella più diffusa tra gli shaper fin dagli anni ’50. I maggiori vantaggi sono la leggerezza, la flessibilità e la duttilità. Tuttavia, essendo un materiale sintetico, difficilmente riciclabile e tossico durante la lavorazione, è considerato decisamente poco eco-sostenibile. A partire dal 2005, con la chiusura di Clark Foam, il più grande distributore di Foam in poliuretano, c’è stato un progressivo abbandono del poliuretano, che ha coinciso con la diffusione di nuove schiume e blocchi semilavorati.

EXTRUSED POLYSTYRENE (XPS)

La schiuma di polistirene estruso è un’alternativa più leggera alla tradizionale schiuma di poliuretano, tuttavia la lavorazione è più lunga e la resistenza è inferiore rispetto al poliuretano. Inoltre è necessario l’utilizzo di resina epossidica, al posto di quella in poliestere, per evitare che si sciolga il foam in polistirene. Uno dei grandi vantaggi rispetto al poliuretano è la sostenibilità ambientale, infatti è meno tossica in lavorazione e soprattutto è riciclabile al 100%. Come per il poliuretano, esistono dei “blocchi” già pronti reperibili in ditte del settore edilizio.

POLISTIRENE ESPANSO (EPS)

La schiuma di polistirolo espanso è una particolare versione di schiuma di polistirolo. Si tratta del materiale con cui sono realizzati quei trucioli che si trovano nelle scatole di trasporto, per proteggere i prodotti dagli urti. Negli ultimi anni il polistirene espanso ed estruso sta guadagnando popolarità sia tra gli shaper che tra i surfisti. L’EPS è tipicamente la più leggera delle schiume sopra descritte, ma è più difficile da modellare a mano. Un altro svantaggio dell’EPS è che più incline all’assorbimento dell’acqua. Per i costruttori che lo utilizzano possibile acquistare un blank pre-shaped di EPS, stampato attraverso macchine.

parti tavola surf

RESINE E FIBRE

La resina e la fibra sono il rivestimento finale del blank, che crea un ”guscio” che rende impermeabile e più resistente l’anima della tavola. Di seguito le due principali combinazioni utilizzate per laminare la tavola:

Resina poliestere/Vetroresina

Questa accoppiata è tradizionalmente utilizzata con blank in poliuretano (PU). I vantaggi che si ottengono da questa scelta sono prestazioni migliori, grazie alla loro flessibilità. La resina poliestere è conveniente ed è durevole nel tempo, inoltre è anche più semplice da riparare. Anche se è molto più suscettibile a fratture e tagli/buchi. La nota negativa peggiore di questa abbinata è sicuramente la tossicità della resina in lavorazione e della produzione della stessa. Un mito da sfatare infine è quello che non non vorrebbe possibile lavorare blank in poliuretano con resine epossidiche. In realtà, è vero solo l’opposto.

Resina epossidica/Vetroresina

Questa combinazione può essere utilizzata solo su blank in polistirene quindi PS, XPS ed EPS, infatti in caso venisse utilizzata resina poliestere si dissolverebbe il polistirene, e quindi il blank. Sebbene la resina epossidica possa essere utilizzata con poliuretano, si trova più comunemente con la schiuma EPS. I vantaggi che si ottengono dalla scelta di questi materiali, sono sicuramente la resistenza alle fratture rispetto alla poliestere, la leggerezza, ma soprattutto la tossicità inferiore rispetto alla resina poliestere. Gli aspetti negativi sono principalmente due:

  • in caso di frattura l’EPS assorbe molta più acqua rispetto agli altri tipi di composti;
  • la lavorazione richiede più tempo e maggiore cura.

EpoxyFlexCore (Bio resina epossidica / Fibre naturali):

Chi cerca un’alternativa ecologica a livello di materiali di costruzione può rivolgersi alle fibre naturali. Rispetto al carbonio e alla fibra di vetro sono materiali ecologici e facilmente riciclabili, che a livello meccanico e di prestazioni non hanno nulla da invidiare ai materiali tradizionali.

Le fibre naturali vengono spesso utilizzate in combinazione tra di loro o con fibra di vetro evengono resinate con bio-resine, cioè resine epossidiche ecologiche.

Nel mondo della costruzione di tavole da surf si utilizzano:

  • Fibre di lino e juta: si tratta di fibre naturali di provenienza europea, resistenti, capaci di tenere bene l’impatto degli urti. Si tratta di due materiali abbastanza simili, che tuttavia hanno un peso e una flessibilità differenti. Grazie all’orditura più allungata la fibra di Juta e più pesante e meno elastica. Questa caratteristica la rende adatta a tavole che devono subire forti stress come quelle per big wave e kite.
  • Fibra di basalto: di provenienza vulcanica, il basalto ha caratteristiche simili al carbonio ed è l’ideale per la costruzione di eco-board leggere e durevoli. A differenza del carbonio però il basalto viene considerato ecologico perché il processo da cui si produce la fibra è ‘pulito’.

LE PARTI CHE COMPONGONO LA TAVOLA

NOSE

La prima delle tre parti della tavola è il nose, che corrisponde alla prua.

Questo primo segmento influenza soprattutto la remata e il duck dive: più superficie è a contatto con l’acqua e più aumenta il galleggiamento complessivo. Quanto più la tavola è appuntita, meno spinta ha la remata, ma di contro però è più facile immergersi, eseguire il duck dive.

nose surfboard

DECK

La seconda parte della tavola è per così dire il corpo, il deck, la zona dove viene applicata la paraffina e/o il pad. Questa sezione influenza maggiormente la galleggiabilità: trattandosi della parte più estesa della tavola, è quella che ne determina gran parte del volume. I set-up possibili possono essere tre:

Dome Deck: il tipo più comune di deck. La forma a cupola consente di spostare più volume e galleggiabilità nel centro. In questo modo è più facile per il surfer far entrare nell’onda durante le manovre i rail, più sottili rispetto al centro della tavola.

Flat Deck: i rail sono più squadrati e meno rotondi. La parte superiore di questo tipo di deck è piatta con più volume sui rail. Questo offre maggiore flessibilità e maggiore feeling della tavola penalizzando la reattività e manovre radicali.

Step deck: questo deck è strutturato con rail stretti e il centro più voluminoso, con uno stacco molto netto. Questo tipo di deck incrementa volume, ma non necessariamente la galleggiabilità. Il risultato è una tavola da surf più rigida con più potenza in remata e che garantisce un atterraggio migliore in manovre aerials.

Concave deck: questo deck presenta rail più spessi rispetto alla parte centrale. Questo offre al rider un maggior controllo e stabilità sulla tavole, penalizzando però volume e galleggiabilità e di conseguenza anche la velocità in remata.

TAIL

Il tail, la coda, è la parte posteriore della tavola (la poppa) a cui viene attaccato il leash, ovvero il cordino che termina con la cinghia che si attacca alla caviglia Esistono numerose forme e ognuna con caratteristiche e performance diverse, di seguito i dettagli.

Squash: è il tail più comune perché offre un buon compromesso tra stabilità e velocità di manovra;

Square: è il precursore dello squashtail. Nello square rail incontrano il tail in maniera netta, offrendo una buona manovrabilità. Consigliato soprattutto per chi deve affrontare onde medio piccole.

Rounded Squash: gli angoli arrotondati generano una buona stabilità, specie per un surf rail to rail, consigliato per onde medio grandi.

Pin: rappresenta l’evoluzione del rounded pintail ed è più affusolato rispetto al precedente. Il pin tail è performante con onde grandi, potenti e tubanti.

Rounded pin: simile al rounded squash ma più stretta, utilizzata spesso per settaggi single fin. Ideale per onde potenti e dalla forma scavata.

Diamond: Gli angoli della coda di diamante la rendono quella con le caratteristiche di rotazione più performanti. Rispetto al rounded pintail, la diamond tail infatti rappresenta la fusione tra un rounded pin ed una squash.

Swallow: nasce dall’esigenza di togliere un po’ di volume dallo squaretail classico, permettendo di avere una superficie larga, che genera più velocità in partenza, senza avere l’ingombro di uno squaretail in manovra. Questo infatti, spostando più acqua, necessita di maggiore forza da parte del rider. Essendo facile da manovrare, la swallow tail è indicata per novizi, garantendo agilità in remata e galleggiabilità in onde piccole e poco potenti. Viene utilizzata in maniera più accentuata nelle tavole fish.

Bat/Star: molto simile allo swallow tail, ma con l’aggiunta del punto centrale che incrementa la stabilità. Il bat tail, anche chiamato star tail, è perfetto per onde medio piccole.

RAIL

I rail sono i bordi laterali della tavola e rappresentano l’intersezione tra il nose, il tail, il deck e il bottom. Lo spessore e la forma influiscono sulle performance della tavola e quindi sulla surfata, come d’altronde tutte le altre parti della tavola. La forma e lo spessore dei rail determina come l’acqua scorre sopra di essi durante lo scivolamento e nei cambi di direzione. Solitamente la dimensione dei rail varia all’interno della tavola, più spessi sul centro e sottili sul nose e sul tail. Ci sono due prime grandi distinzioni da fare:

Flat Bottom: Come si può immaginare, il termine flat si riferisce ad un bottom piatto. Questa alternativa funziona bene su tutti i tipi di tavole ed è particolarmente utile per surfisti più pesanti o inesperti, dato che ottimizza al massimo la galleggiabilità.

Single Concave: Il singolo concavo sviluppa una sorta di canale lungo tutta la tavola. Questo bottom è consigliato per ottimizzare la velocità e funziona bene con onde veloci, ampie e glassy (letteralmente “vetrose”, cioè increspate dal vento). Non è molto performante in situazioni di “onda sporca”.

Double Concave: è utilizzato molto spesso nelle tavole moderne. Generalmente il bottom avrà un singolo concavo dal nose che gradualmente evolverà in due cavità verso il tail. Il singolo concavo fornisce una buona superficie di planata, dando buona manovrabilità. La doppia cavità suddivide l’acqua in due canali e crea una surfata più lenta, ma più fluida.

Vee Shape: qui il punto più basso della tavola nell’acqua è la parte centrale del longherone. Questo fornisce un punto di rotazione e una facile surfata rail to rail. Questa forma viene normalmente utilizzata nella sezione del tail. Infatti è molto probabile trovare un Vee Shape in una sezione della tavola e degli altri tipi di bottom in altre sezioni. Questa è un’ottima scelta per onde più grandi.

Channel: come la forma Vee, i channel – i canali, sono impiegati nella sezione del tail. I canali funzionano meglio in onde pulite e sono progettati per incrementare la velocità. Sono molto tecnici e vengono utilizzati dagli anni ’70. Sono in forte espansione in questi ultimi anni con lo sviluppo della fluidodinamica e delle nuove tecnologie.

LONGHERONE

Chiamato anche stringer, il longherone è fatto tradizionalmente in legno. Nella maggior parte dei casi in balsa, quello che è considerato, per le sue caratteristiche, il legno per eccellenza delle tavole da surf.

Da quando la più importate società di foam, Blank Clark, ha chiuso i battenti nel 2005, gli shaper hanno cominciato a sperimentare e ad innovare. Questo processo ha riguardato anche il longherone, sono apparsi nuovi materiali come il carbonio e nuovi concept:

Stringer centrale

Stringer classico, sottile striscia in balsa posta al centro della tavola da surf. Lo spessore incrementa la resistenza e la rigidità del pannello.

Stringer parabolici

In questo sistema ci sono due strisce che avvolgono il perimetro dei rail. Tipicamente realizzate in balsa, recentemente gli shaper hanno introdotto anche la fibra di carbonio. Questo ha la funzione di migliorare il flex, non soltanto aumentandolo, ma migliorandone e controllando meglio le flessioni. A differenza dello stringer centrale con cui si ottiene una torsione della tavola, e quindi dei rail che “frenano” la tavola, con gli stringer parabolici la struttura della tavola è più compatta, ma più flessibile sfruttando al meglio i rail, e quindi incrementando velocità e accelerazione.

Stringer multipli

Spesso gli stringer multipli si trovano nei longboard per minimizzare la flessione del blank. Con un solo stringer infatti la tenuta non risulterebbe efficace, vista la maggiore superficie.

Stringerless

Solitamente questo settaggio viene utilizzato nelle tavole in EPS a cui vengono aggiunti dei rinforzi in carbonio e una costruzione a sandwich per conferire la resistenza necessaria per poter fare a meno del longherone centrale.

SCEGLIERE LE PINNETTE

Le pinne hanno un’enorme importanza su:

  • stabilità
  • velocità
  • manovrabilità

Si tratta nel complesso di fattori che possono alterare completamente il nostro “feeling” con la tavola.

Di seguito andiamo a illustrare le caratteristiche delle pinne e i tipi di settaggio più comuni, così da aiutarti a scegliere quale tipologia si adatta meglio al tuo stile, alla tua tavola e alle condizioni del mare.

Caratteristiche delle pinne

TOE: l’angolo che si viene a formare quando si incontra l’asse longitudinale della pinnetta con lo stringer della tavola prende il nome di toe. Molto spesso, nel caso delle pinne laterali si hanno design di tipo toe-in, con la pinna che è messa in direzione dello stringer. La tipologia dell’angolo che si viene a formare è importante per il rider: un angolo maggiormente pronunciato fa in modo che, durante la surfata, la pressione dell’onda spinga l’acqua fuori, verso l’esterno delle pinnette, donando maggiore reattività alla tavola in fase di controllo.
CANT: con il termine cant facciamo riferimento all’angolo che formano le pinne verso l’esterno, in altre parole alla loro inclinazione. Una pinnetta perpendicolare rispetto alla tavola possiede un angolo di cant nullo, viceversa, più si aumenta l’inclinazione verso l’esterno, maggiore è il valore dell’angolo di cant. Questo parametro influenza principalmente due fattori: la velocità della tavola e la reattività in curva. Maggiore è il valore dell’angolo di cant, più facile sarà manovrare la tavola. Invece, con un angolo di cant nullo, si potrà sfruttare meglio la velocità quando si viaggia in linea retta.


FOIL: per capire cosa è il foil dobbiamo pensare al punto in cui la pinnetta si fa più spessa – in mezzo, e a quello invece in cui la pinna è più sottile – andando verso l’esterno, ai bordi. In termini generali è dunque questo il foil, il profilo della pinna. Pur trattandosi di un dettaglio, il foil influenza in larga misura la fluidodinamica della tavola, cioè il modo in cui l’acqua scorre al di sotto di essa.

Il foil può essere di varia natura, ci sono pinne flat, schiacciate sul lato interno e convesse, gonfiate su quello esterno. Ci sono pinne convesse al 50/50, cioè su entrambi i lati (si vedano le pinnette centrali nelle configurazioni thruster). Quando la dinamica del foil è maggiormente accentuata, la tavola tende ad avere una maggiore spinta. All’aumento della spinta aumenta anche la resistenza, dovuta al pescaggio della pinna in acqua.
RAKE: L’angolo di rake si viene a definire in base alla differenza tra la posizione della base e quella della punta della pinnetta. L’angolo di rake è infatti il valore della curvatura della pinna, partendo dalla base e arrivando alla punta. All’aumento del rake aumenta la velocità e la stabilità della tavola, ma si perde in fase di manovra. Quando invece il valore del rake è limitato, avremo maggiore spazio di manovra.

FLEX: con questo termine si intende la durezza della pinna, cioè quanto è flessibile o rigida. Rider che cercano una surfata più stabile e veloce punteranno su pinne rigide, perdendo qualcosa a livello di manovra. Rider alla ricerca di trick e manovre acrobatiche avranno invece esigenza di pinne più flessibili, per eseguire curve strette. In altre parole una maggiore flessibilità delle pinnette favorisce un feeling di carvata più armonioso, che accompagna la curva, rendendo possibili stili di surfata più radicale.
LUNGHEZZA DI BASE: la lunghezza della base della pinnetta è un valore direttamente collegato alla velocità e alla capacità di curvare della tavola. Quando la base è allungata la pressione dell’acqua che scivola contribuisce a fornire maggiore spinta alla tavola da surf. Allo stesso tempo però una maggiore lunghezza della base diminuisce la reattività in manovra e rende più difficile effettuare manovre radicali.


ALTEZZA/PROFONDITA’: al di sotto della linea di galleggiamento della tavola si misura il valore dell’altezza. Si parte dal bottom, la parte più alta della pinnetta e si arriva alla base. Tanto più aumenta questo valore, definito anche profondità, tanto più aumenta la possibilità di controllare facilmente la tavola. Man mano che l’altezza si riduce la tavola da surf si avvicina per alcuni aspetti allo skateboard, permettendo di effettuare manovre in tail slide.

LE MISURE DELLA PINNA:
La scelta della pinnetta migliore per la propria tavola parte anzitutto da una valutazione relativa all’altezza e al peso corporeo di chi l’andrà a utilizzare:

PLUG-IN (FIN BOX):

FCS: lo standard di attacco FCS è tra i più utilizzati a livello internazionale. Si capisce già dal nome di cosa si tratta: basta una semplice chiavetta FCS, una brugola, per montare e smontare le pinnette. Questo sistema molto semplice da usare, di contro è piuttosto fragile. Il plug infatti viene inserito a costruzione terminata, a differenza di quanto avviene con altri sistemi di fissaggio.

FCS II: dall’evoluzione del sistema FCS nasce FCS II, senza viti o brugole, ma con un semplice sistema di fissaggio a incastro con blocco.

FUTURES FIN: il principale competitor di FCS e Futures Fin, un sistema altrettanto semplice (utilizza la solita brugola) e molto diffuso, ma sicuramente più resistente nel tempo.

LOK BOX: questo sistema di fissaggio mobile utilizza una vite con cui si può fissare la pinna in due diverse posizioni. Spostando la pinna in avanti aumenta il margine di manovra, al contrario spostandola all’indietro si opterà per una maggiore stabilità. Il lok box si monta soprattuto sui longboard ed ha una scassa più lunga.

In questo modo le pinne sono realizzate in legno, in resina o altri materiali. Questo consente di personalizzare la pinna in base alle esigenze del surfista, inoltre risultano più solide, essendo un tutt’uno con la tavola . Di contro però queste tavole da surf sono più scomode da trasportare e quindi più fragili fuori dall’acqua.

CONFIGURAZIONI/FIN SET UP:

La nostra digressione sulle pinne non può considerarsi esaurita prima di aver preso in considerazione due importanti fattori:

Superficie: si tratta del valore complessivo dato dall’addizione delle singole superfici delle pinnette presenti su una tavola. Maggiore superficie indica maggiore risposta in manovra, controllo e stabilità, ma di contro si perde in velocità e reattività;

Posizionamento: il punto in cui le pinne vengono fissate sulla tavola ne determina in buona parte la natura della surfata. Pinne più vicine al centro della tavola premiano a livello di stile di surfata radicale, a discapito però della stabilità. Allo stesso modo più le pinne sono arretrate verso il tail, e maggiore sarà la manovrabilità, sempre a discapito della stabilità.

SINGLE FIN: longboard e shortboard retrò montano spesso pinna singola. Questa scelta fornisce stabilità e controllo, anche se limita nei movimenti – consentite solo linee rette e curve ampie, e nelle prestazioni complessive

TWIN-FIN: La configurazione twin-fin, a doppia pinnetta, è l’ideale per one di dimensioni medio-piccole e sconsigliata invece per onde grandi. Il twin-fin è un set-up ideale per i fish e i minisimmons che guadagnano in velocità.

THRUSTER: questo set-up è forse il più diffuso, rappresentando un buon equilibrio fra stabilità e possibilità di manovra. Nel thruster la pinna centrale risulta convessa da entrambi i lati, mentre quelle laterali sono piatte nella parte interna per aumentare la spinta.

QUAD: in questo set-up si hanno due pinne per lato, la coppia più grande è posta sulla parte anteriore, quella più piccola sulla parte posteriore. Senza la pinna centrale diminuisce drasticamente la resistenza e ciò favorisce la velocità. Si tratta di una configurazione ottimale per onde grandi e ripide, nelle manovre top-to-bottom, grazie alla maggiore tenuta in parete delle quattro pinnette.

2 + 1: nel 2+1 si hanno due pinne più piccole poste nelle vicinanze dei rail e la pinna centrale mobile montata di solito su scassa lox box. Il 2+1 è tipico dei performance longboard, grazie alla tenuta fornita dalle pinne laterali queste tavole reggono bene anche su onde più ripide.

TWINZER: il twinzer è simile al quad ma inverte la posizione delle quattro pinne, che presentano anche un angolo di cant decisamente più vistoso. Le pinne più grandi nel twinzer vengono collocate sul dietro e quelle più piccole sul davanti.

BONZER KEEL: si tratta dell’evoluzione del single-fin. Il bonzer è un set-up non comune in cui una combinazione di tre o cinque pinnette va formare una W concava fino al tail. Di solito la pinna centrale è più grande e presenta una o due pinnette laterali per ciascun lato.

La tavola da surf: piccolo excursus storico

Fino a qui abbiamo elencato i materiali più comuni con cui vengono costruite le tavole da surf. Ora però è il momento di ricordare almeno per un attimo il primo materiale utilizzato nella storia, il legno. I primi surfisti, documentati dai racconti di James Cook a fine ‘700 utilizzavano tronchi cavi per scivolare sull’acqua. Le loro primitive tavole da surf erano realizzate in legno di acacia Koa e lunghe fino a sei metri. Se oggi una tavola da surf pesa in media dai 4 kg agli 8 kg, al tempo le prime tavole in legno potevano arrivare a pesare anche 80 kg!

Un altro tipo di costruzione tradizionale di tavola è l’Alaia, decisamente vicina alle prime tavole hawaiane.

tavola surf legno hawai

Come abbiamo visto, in quasi trecento anni le tecniche di costruzione si sono sviluppate e le tavole oggi sono molto più evolute e preformanti di allora. Oggi, quando si vuole costruire una tavola in legno, si realizza una di lisca di pesce, alla quale vengono incollati

  • il bottom
  • il rail
  • il deck

Si viene a creare così una sorta di chiglia con spazi vuoti all’interno.

Tavole da surf in legno

I legnami più utilizzati per la costruzione di tavole da surf sono:

  • Balsa
  • Paulownia
  • Cedro
  • Sequoia

La principale caratteristica da considerare quando si tratta della scelta del legno è sicuramente la sostenibilità. Il legno è una risorsa rinnovabile, che viene coltivata e riciclata. In una tavola da surf in legno, a parte la colla vinilica e le resine, non c’è traccia di derivati di altri materiali sintetici. Uno dei più esperti shaper italiani che produce tavole in legno è NO-MADE BOARDS

Le caratteristiche che fanno apprezzare il legno sono essenzialmente:

  • la resistenza;
  • l’ottima galleggiabilità;

La riflessione che abbiamo fatto in precedenza relativamente al peso e alla galleggiabilità nel caso del legno non è valida. Infatti con il legno la galleggiabilità è influenzata soprattutto dalla superficie e quindi dall’area all’interno della tavola.

Gli altri aspetti fondamentali da considerare sono la facilità della lavorazione, la capacità di assorbimento di acqua e il peso. Questi ultimi due variano a seconda del legno utilizzato. Ad oggi quello più comune e performante è la Paulownia.

ECO BOARD

Quando parliamo di Ecoboard facciamo riferimento a tavole da surf che hanno almeno una delle seguenti caratteristiche:

  • Un minimo del 25% del blank è realizzato con materiale riciclato o di origine biologica;
  • Un minimo del 75% della struttura del blank è realizzata con materiali rinnovabili come il legno;
  • Un minimo del 25% dei componenti delle resine è di provenienza biologica;

Come potrete notare, si tratta di parametri che non influiscono in nessun modo sulla resa e la struttura finale della tavola. Quello delle Eco Board è il primo passo verso un percorso di maggiore sensibilizzazione a livello ambientale, da intraprendere proprio all’interno del mondo del surf. Cominciare a pensare di ridurre gli scarti di lavorazione, di diminuire la quantità di materiale non riciclabile proveniente dalla dismissione di una tavola da surf, questi sono obbiettivi che oggi si pongono gli shaper come i rider.

Nella loro ricerca sui materiali, molti shaper negli ultimi anni hanno preso ad utilizzare, in alternativa alla fibra di vetro, le fibre biologiche:

  • Bambù
  • Canapa
  • Lino
  • Juta
  • Cotone
  • Basalto

Combinate a differenti livelli con la fibra di vetro, queste fibre garantiscono robustezza e prestazioni al pari delle loro cugine di provenienza industriale. Qualcosa cambia utilizzando le fibre naturali in purezza sul lungo periodo, quando è maggiore l’utilizzo, la resistenza diminuisce rispetto alla fibra di vetro.

Perché le Eco Board fanno bene all’ambiente

Nella produzione a livello industriale di tavole da surf, la fibra di vetro (biossido di silicio) impatta solo per il 5% sul totale delle emissioni di CO2. Il restante 95% dell’inquinamento è da imputarsi alle resine e alla schiuma poliuretanica in bianco. Ecco perché, cominciare a cambiare, anche se in percentuali non eccessive, le routines di produzione delle tavole da surf a livello artigianale, è già un obbiettivo importante.

In Italia i ragazzi di Loop Surfboards sono tra i maggiori esperti shaper costruttori di Ecoboard.

Ora che conosci meglio le caratteristiche e i setup delle tavole da surf, puoi apprezzare al meglio il lavoro degli Shaper di Blide.zone

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